SCIENTIFIC NEWS

Febbraio 2011

Valutazione economica della PCI guidata da valutazione FFR nei pazienti con coronaropatia multi vasale

Fearon WF et al. Circulation, 2010; 122:2545-2550

Partendo dai dati derivanti dallo studio FAME, è stata eseguita una valutazione di ordine economico relativa al ricorso sistematico all’FFR nel guidare l’indicazione alla PCI. Mentre è ormai noto il vantaggio, in termini di incidenza di MACE, offerto da questa strategia, questo studio dimostra anche una significativa riduzione di costi, nonostante si faccia ricorso a un nuovo device tecnologico.

Febbraio 2011

Differente effetto della post-dilatazione dopo impianto di stent nei pazienti con o senza Infarto Acuto

Zhang ZJ et al. Am Heart J, 2010; 160(5):979-986

Questa sottoanalisi di un ampio registro ha valutato l’effetto della post-dilatazione in pz con e senza Infarto Acuto. Nei pz con IMA la post-dilatazione si associa a un incremento di rischio per morte/IMA del 78%. Questo effetto non viene invece riscontrato nell’ampia coorte di pz con quadri clinici differenti dall’IMA.

Febbraio 2011

La funzione renale come predittore di mortalità in pazienti sottoposti a TAVI

Sinning JM et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:1141-1149

L’insufficienza renale in condizioni basali e l’insufficienza renale acuta che segue la procedura di TAVI sono state documentate da questo gruppo di autori come un forte predittore di mortalità nel post-procedura.

Febbraio 2011

Uso di stent metallico auto-espandibile superelastico nel trattamento delle lesioni dei graft in safena: risultati del trial SESAME (first in man)

Abizaid A et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2010; 76(6): 781–786

Lo studio arruolava 20 pz trattati con angioplastica coronarica e impianto di stent metallico auto-espandibile SESAME su lesioni sintomatiche (≥50%) dei graft in vena safena, senza l’utilizzo di sistemi di protezione. Il successo acuto è stato eccellente, senza eventi cardiaci maggiori (MACE) a 30 giorni e con bassa MACE a 9 mesi (1 TLR e 2 TVR).

Gennaio 2011

Incidenza e storia naturale degli aneurismi coronarici post-impianto di DES

Ahn C-M et al. Am Heart J, 2010; 160(5): 987-994

Gli aneurismi coronarici dopo impianto di DES sono rari e mostrano in genere un outcome favorevole. L’uso a lungo termine del clopidogrel può essere necessario nel ridurre il rischio di trombosi intrastent.

Gennaio 2011

Il GRACE score mantiene nell’era attuale il suo ruolo predittivo sulla mortalità?

Abu-Assi E et al. Am Heart J, 2010; 160(5): 826-834.e3

Analizzando una coorte di pz con sindrome coronarica acuta, trattati secondo i parametri attuali, il GRACE score mantiene il suo ruolo nel predire la mortalità intra-ospedaliera e a 6 mesi, con un ruolo però da approfondire nella predizione della mortalità a 6 mesi nei pz sottoposti a PCI.

Gennaio 2011

Confronto tra la conformabilità della piattaforma vascolare dello stent bioassorbibile con rilascio di everolimus e le piattaforme degli stent metallici

Gomez-Lara J et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:1190-1198

Mediante valutazione della curvatura e dell’angolazione, in uno studio retrospettivo su 102 pz con stent metallico e 89 pz con stent bioassorbibile a rilascio di everolimus, le piattaforme degli stent bioassorbibili dimostrano miglior conformabilità rispetto agli stent metallici. Il significato clinico di tale differenza sarà da approfondire in ulteriori studi.

Gennaio 2011

Il grado di perfusione miocardica dopo rivascolarizzazione tardiva dell’arteria responsabile dell’infarto si associa a recupero a 1 anno della funzione ventricolare sinistra regionale e globale

Steigen TK et al. Circ Cardiovasc Interv, 2010; 3:549-555

Il grado di perfusione miocardica al termine della PCI tardiva (tra 24 ore e 28 giorni dall’IMA) sull’arteria responsabile dell’infarto, studiato in 139 pz con TIMI 3 post-procedurale, si associa a recupero della funzione ventricolare sinistra a 1 anno e tende a migliorare nel tempo dopo la rivascolarizzazione, qualificandosi come un marker di vitalità.

Gennaio 2011

Effetto della sola valvuloplastica aortica percutanea nei pazienti ad alto rischio

Ben-Dor I et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010;3:1150-1156

La sola valvuloplastica aortica con pallone in 262 pazienti si è dimostrata essere poco efficace nella sopravvivenza a lungo termine. Può essere invece utile e ragionevolmente sicura in attesa dell’intervento chirurgico o dell’impianto di protesi transcatetere.

Gennaio 2011

Impatto dell’ insufficienza renale moderata su restenosi ed eventi dopo impianto di SES e BMS

Garg P et al. Am J Cardiol, 2010;106:1436-1442

Dall’analisi degli studi SIRIUS emerge che l’insufficienza renale moderata (ClCr < 60 ml/min) esita in una mortalità quasi duplicata a 5 anni. L’efficacia dei SES nel ridurre le restenosi invece non sembra influenzata dalla funzionalità renale.

Gennaio 2011

Riduzione dello spasmo radiale con l’utilizzo di un introduttore idrofilico lungo

Caussin C et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2010;76:668-672

Uno studio randomizzato di 351 pazienti ha evidenziato una riduzione significativa dello spasmo radiale utilizzando un introduttore idrofilico lungo, senza però modificare l’esito della procedura o le complicanze locali, compresa l’occlusione della radiale.

Gennaio 2011

Confronto tra immagini OCT e sezioni istologiche dopo impianto di DES con piattaforma riassorbibile

Onuma Y et al. Circulation, 2010; 122:2288-2300

Stent riassorbibili a rilascio di everolimus sono stati studiati in un modello sperimentale sui maiali con OCT e con istologia. A due anni le maglie ben riconoscibili con OCT corrispondono a maglie quasi totalmente riassorbite, e dopo 3 e 4 anni sia OCT che istologia confermano la completa sostituzione delle maglie con tessuto integrato con la parete vascolare.

Gennaio 2011

Impatto del trasferimento per PCI primaria al centro hub sulla sopravvivenza e sugli oucomes clinici

Wohrle J et al. Am J Cardiol, 2010;106:1218-1224

Dallo studio HORIZONS-AMI (3602 pz) emerge che l’accesso diretto per PCI primaria ad un centro hub rispetto al trasferimento da centro spoke si riflette in un minor tempo di riperfusione (inferiore di 67 min) e in un minor tempo “door to balloon” (inferiore di 47 min), ma non in una differenza nei MACE e nella mortalità a 30 giorni e a 1 anno.

Dicembre 2010

Occlusione dell’arteria radiale dopo cateterismo transradiale: confronto tra bivalirudina ed eparina

Plante S et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2010; 76(5): 654–658

In 400 pz consecutivi, valutati a 4-8 settimane dal cateterismo transradiale, non sono emerse differenze tra bivalirudina ed eparina, in rapporto all’occlusione dell’arteria radiale. L’eparina è da preferire per il basso costo nel caso di procedure diagnostiche, mentre la bivalirudina può essere utilizzata nelle procedure interventistiche.

Dicembre 2010

Miglioramento del recupero miocardico mediante protezione embolica prossimale, nei pz con STEMI a presentazione tardiva

Larose E et al Catheter Cardiovasc Interv, 2010; 76(4):461-470

In questo studio pilota (31 pz) la protezione embolica prossimale (PEP) aumenta  l’area di recupero miocardico e riduce la zona aritmogena peri-infartuale (valutate mediante risonanza magnetica cardiaca) nei pz con STEMI a presentazione tardiva (media del pain to balloon time = 18 ore). L’importanza clinica dell’effetto della PEP su queste due variabili andrà valutata mediante trials randomizzati.

Dicembre 2010

La trombosi intrastent nei DES di seconda generazione nella pratica quotidiana

de la Torre Hernández JM et al J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:911-919

Il registro prospettico ESTROFA-2 ha coinvolto 4768 pz, di cui 2549 trattati con zotarolimus-eluting stent (ZES) e 2219 con everolimus-eluting stent (EES). L’incidenza di trombosi definita o probabile a 2 anni era bassa e simile per entrambi (1.7%).  I predittori di trombosi erano la frazione di eiezione, il diametro dello stent e le lesioni di biforcazione. Nei pz con lesioni di biforcazione, l’uso dei ZES era associato a un significativo aumento di trombosi (HR=4; 95% CI: 1.1-13; p=0.03).

Dicembre 2010

Nuova definizione universale di infarto miocardico. Applicabile dopo PCI complesse?

Locca D et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:950-958

Nella diagnosi di infarto miocardico peri-procedurale dopo PCI complessa, non vi è accordo tra la nuova definizione universale di infarto miocardico (basata sull’elevazione dei markers di miocardiocitolisi) e il riscontro di late enhancement alla risonanza magnetica cardiaca. Inoltre, i livelli basali di proteina C reattiva o di neopterina non erano predittori della comparsa di danno miocardico peri-procedurale.

Dicembre 2010

Confronto fra ZES, PES e SES nella rivascolarizzazione coronarica

Park DW et al. J Am Coll Cardiol, 2010; 56:1187-1195

In questo ampio trial randomizzato, l'uso dello ZES dà origine a simili risultati in termini di MACE quando comparato con SES e addiritura a un minor numero di MACE quando comparato con PES nell'arco dei 12 mesi.

Novembre 2010

L'assistenza ventricolare percutanea nello shock cardiogeno refrattario

Kar B et al. J Am Coll Cardiol, 2010 - online

L'utilizzo del pVAD migliora drammaticamente le condizioni cliniche unitamente ai parametri funzionali dei pazienti con shock cardiogeno refrattario alla terapia con IABP e supporto vasopressorio.

Novembre 2010

Utilità della FFR misurata con guida intracoronarica nel valutare lesioni angiograficamente intermedie nelle ACS

Lopez-Palop R et al. Rev Esp Cardiol 2010; 63: 686-694

Questo studio ha valutato l’importanza della FFR nel valutare lesioni angiograficamente intermedie (50-70%) nei pz con SCA. Gli autori hanno eseguito sistematicamente la misurazione dell’FFR in questo setting, come guida nell’esecuzione della PCI (venivano trattati i pz con FFR < 0.75) e questa strategia conduce a ottimi out come ad un anno, in particolare in termini di mortalità e di MACE in genere.