SCIENTIFIC NEWS

Uso di stent metallico auto-espandibile superelastico nel trattamento delle lesioni dei graft in safena: risultati del trial SESAME (first in man)

Abizaid A et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2010; 76(6): 781–786

Lo studio arruolava 20 pz trattati con angioplastica coronarica e impianto di stent metallico auto-espandibile SESAME su lesioni sintomatiche (≥50%) dei graft in vena safena, senza l’utilizzo di sistemi di protezione. Il successo acuto è stato eccellente, senza eventi cardiaci maggiori (MACE) a 30 giorni e con bassa MACE a 9 mesi (1 TLR e 2 TVR).

Incidenza e storia naturale degli aneurismi coronarici post-impianto di DES

Ahn C-M et al. Am Heart J, 2010; 160(5): 987-994

Gli aneurismi coronarici dopo impianto di DES sono rari e mostrano in genere un outcome favorevole. L’uso a lungo termine del clopidogrel può essere necessario nel ridurre il rischio di trombosi intrastent.

Il GRACE score mantiene nell’era attuale il suo ruolo predittivo sulla mortalità?

Abu-Assi E et al. Am Heart J, 2010; 160(5): 826-834.e3

Analizzando una coorte di pz con sindrome coronarica acuta, trattati secondo i parametri attuali, il GRACE score mantiene il suo ruolo nel predire la mortalità intra-ospedaliera e a 6 mesi, con un ruolo però da approfondire nella predizione della mortalità a 6 mesi nei pz sottoposti a PCI.

Confronto tra la conformabilità della piattaforma vascolare dello stent bioassorbibile con rilascio di everolimus e le piattaforme degli stent metallici

Gomez-Lara J et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:1190-1198

Mediante valutazione della curvatura e dell’angolazione, in uno studio retrospettivo su 102 pz con stent metallico e 89 pz con stent bioassorbibile a rilascio di everolimus, le piattaforme degli stent bioassorbibili dimostrano miglior conformabilità rispetto agli stent metallici. Il significato clinico di tale differenza sarà da approfondire in ulteriori studi.

Il grado di perfusione miocardica dopo rivascolarizzazione tardiva dell’arteria responsabile dell’infarto si associa a recupero a 1 anno della funzione ventricolare sinistra regionale e globale

Steigen TK et al. Circ Cardiovasc Interv, 2010; 3:549-555

Il grado di perfusione miocardica al termine della PCI tardiva (tra 24 ore e 28 giorni dall’IMA) sull’arteria responsabile dell’infarto, studiato in 139 pz con TIMI 3 post-procedurale, si associa a recupero della funzione ventricolare sinistra a 1 anno e tende a migliorare nel tempo dopo la rivascolarizzazione, qualificandosi come un marker di vitalità.

Effetto della sola valvuloplastica aortica percutanea nei pazienti ad alto rischio

Ben-Dor I et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010;3:1150-1156

La sola valvuloplastica aortica con pallone in 262 pazienti si è dimostrata essere poco efficace nella sopravvivenza a lungo termine. Può essere invece utile e ragionevolmente sicura in attesa dell’intervento chirurgico o dell’impianto di protesi transcatetere.

Impatto dell’ insufficienza renale moderata su restenosi ed eventi dopo impianto di SES e BMS

Garg P et al. Am J Cardiol, 2010;106:1436-1442

Dall’analisi degli studi SIRIUS emerge che l’insufficienza renale moderata (ClCr < 60 ml/min) esita in una mortalità quasi duplicata a 5 anni. L’efficacia dei SES nel ridurre le restenosi invece non sembra influenzata dalla funzionalità renale.

Riduzione dello spasmo radiale con l’utilizzo di un introduttore idrofilico lungo

Caussin C et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2010;76:668-672

Uno studio randomizzato di 351 pazienti ha evidenziato una riduzione significativa dello spasmo radiale utilizzando un introduttore idrofilico lungo, senza però modificare l’esito della procedura o le complicanze locali, compresa l’occlusione della radiale.

Confronto tra immagini OCT e sezioni istologiche dopo impianto di DES con piattaforma riassorbibile

Onuma Y et al. Circulation, 2010; 122:2288-2300

Stent riassorbibili a rilascio di everolimus sono stati studiati in un modello sperimentale sui maiali con OCT e con istologia. A due anni le maglie ben riconoscibili con OCT corrispondono a maglie quasi totalmente riassorbite, e dopo 3 e 4 anni sia OCT che istologia confermano la completa sostituzione delle maglie con tessuto integrato con la parete vascolare.

Impatto del trasferimento per PCI primaria al centro hub sulla sopravvivenza e sugli oucomes clinici

Wohrle J et al. Am J Cardiol, 2010;106:1218-1224

Dallo studio HORIZONS-AMI (3602 pz) emerge che l’accesso diretto per PCI primaria ad un centro hub rispetto al trasferimento da centro spoke si riflette in un minor tempo di riperfusione (inferiore di 67 min) e in un minor tempo “door to balloon” (inferiore di 47 min), ma non in una differenza nei MACE e nella mortalità a 30 giorni e a 1 anno.

Occlusione dell’arteria radiale dopo cateterismo transradiale: confronto tra bivalirudina ed eparina

Plante S et al. Catheter Cardiovasc Interv, 2010; 76(5): 654–658

In 400 pz consecutivi, valutati a 4-8 settimane dal cateterismo transradiale, non sono emerse differenze tra bivalirudina ed eparina, in rapporto all’occlusione dell’arteria radiale. L’eparina è da preferire per il basso costo nel caso di procedure diagnostiche, mentre la bivalirudina può essere utilizzata nelle procedure interventistiche.

Miglioramento del recupero miocardico mediante protezione embolica prossimale, nei pz con STEMI a presentazione tardiva

Larose E et al Catheter Cardiovasc Interv, 2010; 76(4):461-470

In questo studio pilota (31 pz) la protezione embolica prossimale (PEP) aumenta  l’area di recupero miocardico e riduce la zona aritmogena peri-infartuale (valutate mediante risonanza magnetica cardiaca) nei pz con STEMI a presentazione tardiva (media del pain to balloon time = 18 ore). L’importanza clinica dell’effetto della PEP su queste due variabili andrà valutata mediante trials randomizzati.

La trombosi intrastent nei DES di seconda generazione nella pratica quotidiana

de la Torre Hernández JM et al J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:911-919

Il registro prospettico ESTROFA-2 ha coinvolto 4768 pz, di cui 2549 trattati con zotarolimus-eluting stent (ZES) e 2219 con everolimus-eluting stent (EES). L’incidenza di trombosi definita o probabile a 2 anni era bassa e simile per entrambi (1.7%).  I predittori di trombosi erano la frazione di eiezione, il diametro dello stent e le lesioni di biforcazione. Nei pz con lesioni di biforcazione, l’uso dei ZES era associato a un significativo aumento di trombosi (HR=4; 95% CI: 1.1-13; p=0.03).

Nuova definizione universale di infarto miocardico. Applicabile dopo PCI complesse?

Locca D et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:950-958

Nella diagnosi di infarto miocardico peri-procedurale dopo PCI complessa, non vi è accordo tra la nuova definizione universale di infarto miocardico (basata sull’elevazione dei markers di miocardiocitolisi) e il riscontro di late enhancement alla risonanza magnetica cardiaca. Inoltre, i livelli basali di proteina C reattiva o di neopterina non erano predittori della comparsa di danno miocardico peri-procedurale.

Confronto fra ZES, PES e SES nella rivascolarizzazione coronarica

Park DW et al. J Am Coll Cardiol, 2010; 56:1187-1195

In questo ampio trial randomizzato, l'uso dello ZES dà origine a simili risultati in termini di MACE quando comparato con SES e addiritura a un minor numero di MACE quando comparato con PES nell'arco dei 12 mesi.

L'assistenza ventricolare percutanea nello shock cardiogeno refrattario

Kar B et al. J Am Coll Cardiol, 2010 - online

L'utilizzo del pVAD migliora drammaticamente le condizioni cliniche unitamente ai parametri funzionali dei pazienti con shock cardiogeno refrattario alla terapia con IABP e supporto vasopressorio.

Utilità della FFR misurata con guida intracoronarica nel valutare lesioni angiograficamente intermedie nelle ACS

Lopez-Palop R et al. Rev Esp Cardiol 2010; 63: 686-694

Questo studio ha valutato l’importanza della FFR nel valutare lesioni angiograficamente intermedie (50-70%) nei pz con SCA. Gli autori hanno eseguito sistematicamente la misurazione dell’FFR in questo setting, come guida nell’esecuzione della PCI (venivano trattati i pz con FFR < 0.75) e questa strategia conduce a ottimi out come ad un anno, in particolare in termini di mortalità e di MACE in genere.

Somministrazione locale vs. infusione intracoronarica di abcximab in pazienti con ACS

Prati F et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:928-934

Nei pz con SCA la somministrazione locale attraverso un micro catetere dedicato di abcximab, rispetto all’infusione intracoronarica, determina una riduzione significativa del thrombus score all’OCT eseguita dopo PCI. La somministrazione locale sembra determinare un miglioramento anche del TIMI frame count e favorevoli ripercussioni anche sul piano clinico con una riduzione significativa dei MACE, rispetto all’infusione intracoronarica.

Utilità della PCI primaria negli ultranovantenni con infarto acuto

Danzi GB et al. Am J Cardiol, 2010; 106:770-773

Dalla revisione dei database di 7 centri italiani emerge che il 2% delle PCI primarie è stata eseguita in ultranovantenni, con mortalità intraospedaliera del 19% e sopravvivenza a 6 mesi del 68%. Predittori indipendenti di mortalità sono risultati lo shock cardiogeno, il flusso TIMI e la somministrazione di abciximab.

Outcome dei pazienti dimessi in giornata dopo PCI

Patel M et al. J Am Coll Cardiol Intv, 2010; 3:851-858

Dall’analisi di 2400 pz dimessi nella stessa giornata dopo PCI elettiva non complicata, anche utilizzando approccio femorale e device emostatico in un’alta percentuale (90.5%), e con l’aggiunta di inibitori piastrinici IIbIIIa (28%) emerge un basso tasso composito di MACCE e complicanze emorragiche e vascolari a 30 giorni (0.96%).